京都の逸品30

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Gofuku nello stile di Kyoto (Kimono)

Il Giappone, situato ad est del continente asiatico, è stato lungamente e pesantemente influenzato dalla cultura asiatica del continente. Il kimono, un indumento giapponese tradizionale, non fa eccezione. Il termine gofuku, che significa kimono, deriva dal nome di una vecchia dinastia cinese. A Kyoto, che è stata la capitale del Giappone per più di 1000 anni, una cultura giapponese dell'abbigliamento e degli accessori unica è riuscita a svilupparsi persino durante l'influenza delle culture straniere. I kimono dello stile alimentato dalla splendida tecnologia e dal senso estetico sviluppati a Kyoto sono denominati gofuku nello stile di Kyoto (kimono) e, in un senso, esprimono l'immagine di marca della città.

Lo sviluppo del gofuku nello stile di Kyoto (kimono) a Kyoto, dove è stata situata la capitale di Giappone per più di 1000 anni, è stato pesantemente influenzato dalle abitudini della corte Imperiale. Un esempio è l'abitudine del cambio stagionale di vestiti. I kimono, molto ragionati sia dal punto di vista del metodo di tessitura che dei materiali e della confezione, per renderli adatti ad una stagione specifica, si cambiano in una data predefinita secondo la stagione. A causa dell'uso molto diffuso dell'aria condizionata e per effetto del riscaldamento globale, poca gente osserva ancora rigorosamente l'abitudine del cambio stagionale di vestiti. Tuttavia, nelle case più tradizionali questa abitudine è ancora rigorosamente osservata.

L'abbondante paesaggio naturale del Giappone e le piante a fioritura stagionale sono spesso usati nei motivi tradizionali sul gofuku nello stile di Kyoto (kimono). Si vedono spesso anche un motivo basato sulle abitudini e gli eventi storici cinesi ed un motivo originario del Medio e Vicino Oriente trasmesso attraverso la via della seta. Oltre a questi, ci sono inoltre motivi che mostrano l'influenza dell'Occidente e dell'Asia Sud-Orientale portata nel sedicesimo secolo dalle navi commerciali. Questi motivi, portati dai paesi stranieri nel lontano passato, hanno subito varie trasformazioni e sono diventati parte naturale della tradizione giapponese. Nel gofuku nello stile di Kyoto (kimono) si può vedere la caratteristica unica della gente giapponese di adattare le culture straniere alla propria vita quotidiana.

Una caratteristica dei kimono è la forma semplice. Ciò è dovuto al fatto che i kimono sono creati progettando con uno stile di taglio a linea diritta, pensato per evitare qualsiasi spreco di seta preziosa. La colorazione e il design cambiano secondo l'età di chi li indossa. I Kimono sono classificati approssimativamente in due tipi: kimono tinti (in cui il motivo è creato dopo la tessitura del tessuto bianco) per le occasioni formali e kimono tessuti (tessuti usando filo pre-tinto) per le occasioni informali.

I gofuku nello stile di Kyoto (kimono) sono prodotti usando la perizia tecnica tradizionale altamente sviluppata rappresentata dalla tintura Yuzen, dal kyokanoko (motivo a puntini per kimono), dai modelli di carta nello stile di Kyoto per i kimono e dal tessuto Nishijin. Attraverso le mani di artigiani esperti, ciascuno dedicato ad un processo complicato specifico attraverso una divisione del lavoro, la delicata seta è trasformata nel gofuku nello stile di Kyoto (kimono). Le fabbriche in cui è possibile osservare queste tecniche tradizionali sono situate in molteplici luoghi a Kyoto.

Pettini in legno di bosso

I pettini in legno (pettini in legno di bosso) hanno una lunga storia in Giappone, conla scoperta di resti risalenti a più di 6000 anni fa. All'inizio dell'era Nara arrivò dalla Cina (era della dinastia Tang) la tecnologia per costruire le seghe e si iniziarono a produrre dei pettini con uno stile simile a quello odierno. L'uso di pettini a forma di mezzaluna si diffuse nell'Asia orientale dove la maggior parte della gente ha capelli lisci. In Giappone, con lo sviluppo delle acconciature giapponesi nel periodo Edo, si svilupparono molti tipi di pettini longitudinali unici, in stile giapponese (a forcella). Anche ora, i pettini in legno di bosso sono ampiamente e frequentemente usati da uomini e donne di tutte le età.

I materiali per i pettini in legno includono il legno di bosso, il legno di susino, il legno di ciliegio, il legno di camelia, l'ebano e la quercia giapponese, ma il legno di bosso di Satsuma prodotto ad Ibusuki nella prefettura di Kagoshima, è considerato il materiale di miglior qualità. Questo legno è usato principalmente come materiale per i timbri, ma è un legno raffinato che unisce la giusta dose di fermezza e duttilità. Dopo aver tagliato legno di bosso di Satsuma di almeno 35 anni, il legno è fumigato ed essiccato per oltre circa 10 anni per produrre un materiale stabile. Se il materiale è trattato subito dopo il taglio, diventa gradualmente instabile a causa dell'acqua che rimane nel legno. I pettini prodotti con questo legno diventano alla fine inutilizzabili a causa di deformazioni o curvature. Prima di produrre un pettine dal materiale di legno che ha subito il lungo processo di essiccazione, si scelgono le parti con grano di legno eccellente, ed ogni parte subisce circa otto processi artigianali, quali la molatura e la lucidatura dei denti.

Con l'uso continuato del pettine in legno di bosso, la superficie dei denti diviene più liscia a seguito dell'attrito con i capelli, e diventa più semplice muovere il pettine tra i capelli. I pettini in legno di bosso danno lucentezza e creano umidità nei capelli evitando che si produca energia statica, e non danneggiano i capelli. I denti del pettine non solo stimolano la circolazione del sangue nel cuoio capelluto, ma si crede anche che generino un effetto di ripristino dei capelli e massaggino il cuoio capelluto. Una delle caratteristiche più piacevoli del legno di bosso di Satsuma, è che mettendo dell'olio di camelia sulla superficie del pettine durante l'uso, nel lungo periodo (5-10 anni) il colore giallo corteccia si trasformerà in un profondo color ambra.

A Kyoto, una parte del carattere dell'area locale, è dato dalla presenza di molti estetisti che fanno le acconciature giapponesi alle maiko giapponesi (apprendiste geisha) e alle geisha, quindi questi pettini sono molto richiesti. Ci sono anche pettini speciali come quelli usati nell'acconciatura delle parrucche nel kabuki, nel noh e nel kyogen e nei drammi storici, ed i pettini usati nella tessitura di stoffe come i tessuti Nishijin intrecciati a mano.

Nel selezionare un pettine, si suggerisce per la sua praticità il pettine a forma di mezzaluna tradizionale, semplice ed ortodosso La finezza degli spazi fra i denti del pettine è bellissima da ammirare. Per i capelli corti che sono dritti, si suggeriscono pettini con spazi sottili tra i denti. Per i capelli lunghi con permanente sono più utili i pettini con denti irregolari. Recentemente fra i giovani sono popolari i pettini decorati con motivi floreali intagliati a mano e i pettini in lacca trattati con oro o argento.

manufatto in ceramica nello stile di Kyoto e kiyomizu yaki (ceramica nello stile di Kyoto)

La ceramica e la porcellana sono entrambe prodotte a Kyoto da oltre 270 anni, e Kyoto ha sempre rivestito una posizione di guida per la ceramica giapponese. Vari ceramisti competono a Kyoto, dagli artisti esperti nel modellare la ceramica tradizionale a quelli innovativi e creativi. L'evidente filo conduttore tra tutti questi artigiani è l'originalità, la raffinatezza, lo splendore, l'eleganza, lo stile e l'impatto contenuti in tutte le loro creazioni. Nati dalla coesistenza e dallo sviluppo di ceramica e porcellana, che raramente si trova nel mondo, questi oggetti di ceramica che vanno dal servizio da tavola ad oggetti decorativi per interni ed esterni e ad oggetti d'arte, sono amati come parte di una cultura dell'artigianato che dà colore artistico alla vita quotidiana della gente. Il segreto di quest'abbondante diversità e fascino è evidente se solo si dà un'occhiata parziale alla storia delle ceramiche giapponesi.

Anche giudicando da una prospettiva globale, sono evidenti l'eccezionale originalità, la diversità e la bellezza delle ceramiche e delle porcellane di Kyoto. Sono parte integrante della vita quotidiana in Giappone e contribuiscono alla bellezza nella vita di tutti i giorni. Il motivo di ciò è chiaro se guardiamo alla storia della ceramica nel globo e alla storia dell'arte in Giappone. Il luogo in cui è stata trovata la terracotta più antica al mondo non è una delle quattro culle della civiltà (Cina, Egitto, il Bacino del Gange, la Mesopotamia), ma piuttosto il Giappone.

La ceramica Jomon con disegni di fiamme risalente a circa 10.800 a.C. esprime un impatto incredibilmente forte ed una forza espressiva che sono andate perse nella vita moderna. L'eccellente senso di equilibrio e la delicata decorazione della ceramica Yayoi, uniti alle caratteristiche dela ceramica Jomon dell'era precedente, indicano che gli antenati dei giapponesi erano in grado di raggiungere caratteristiche ai poli opposti con le ceramiche. In quel tempo, in Cina e in tutto il mondo stava fiorendo la civiltà del rame e la terracotta era obsoleta. Al contrario, il Giappone fa passi avanti con i forni, i torni da vasaio e lo smalto continuo, e oltre ai sei forni antichi, fioriscono forni in ogni regione del paese come a Kyoto, a Karatsu e ad Hagi.

Nel periodo Muromachi, nello stesso momento in cui la semplicità e la raffinatezza della cerimonia del tè erano molto influenti, la porcellana del celadon arrivò a Kyoto dalla Cina. Nel periodo Momoyama si dava risalto al raggiungimento della bellezza per l'influenza delle splendide belle arti e dell'artigianato del periodo, e "oribe" e "shino" erano i due tipi di terracotta più importanti dell'epoca. Nel 1616 la porcellana fu per la prima volta infornata ad Arita, e rapidamente si svilupparono il sometsuke (porcellana blu e bianca), la porcellana akae (dipinta in rosso) e Nabeshima. Nel 1651, i forni ai piedi delle montagne di Higashiyama e nel cuore di Kyoto che già producevano belle e artistiche ceramiche dure di qualità superiore rispetto al resto del Giappone, iniziarono a fiorire ancor di più con l'aggiunta della produzione della porcellana. Nella seconda metà del diciassettesimo secolo, la superiore originalità, le qualità letterarie e quelle pittoriche dei lavori di Ninsei Nonomira e di Kenzan Ogata influenzarono diversi forni. I forni di porcellana iniziarono a competere a vicenda, comparvero geni quali Eisen e Mokubei e, all'inizio dell'era Meiji, un certo numero di artisti di qualità eccezionale come Touzan e Hozen competevano a vicenda. Nelle ere Showa e Taisho, numerosi artisti eccellenti come Hazan, Yaichi, Rosanjin, Uichi ed anche Kanjiro Kawai nel settore dello sviluppo dell'arte popolare e gli artisti di Sodeisha nel settore degli oggetti di arte moderna, aprivano continuamente nuovi campi nella ceramica.

L'origine dell'incredibile fascino dei manufatti in ceramica nello stile di Kyoto e del kiyomizu yaki (ceramica nello stile di Kyoto) si basa sulle conquiste raggiunte nella ceramica per oltre 13.000 anni, e sugli studi di perfezionamento della porcellana condotti per oltre 360 anni. Questi manufatti in ceramica e terracotta sono inoltre il prodotto dell'accumulazione dei più alti gradi di perfezione, squisitezza, perizia tecnica avanzata e creatività nelle belle arti giapponesi, nelle arti pittoriche, nell'artigianato, nei tessuti tinti, nell'architettura e nell'ambientazione, che hanno continuato a fiorire per oltre 1000 anni a partire dal periodo Heian. Dai servizi da tavola ai bicchieri e agli utensili per la cerimonia del tè fino ai moderni oggetti artistici spaziali, la vita è notevolmente arricchita dalla bellezza di questi prodotti ed è questa la ragione per cui la gente è attratta da queste arti.

Altare buddista domestico

Gli altari buddisti domestici su cui i giapponesi pregano quotidianamente traggono origine da un decreto elencato nelle Cronache del Giappone, uno dei documenti storici più antichi emanato dall'imperatore Tenmu, che dicharava che tutti i nobili di corte in Giappone dovevano avere un santuario buddista costruito nelle proprie case, che contenesse un'immagine buddista e una sacra scrittura. Questo decreto fu emanato il 27 marzo dell'anno 685, e quindi questa data è considerata come la data di origine degli altari buddisti. I primi altari buddisti domestici sembrano essere stati fatti usando materiali quali la pietra, il fango ed il legno, ed erano situati nei templi e nelle residenze dei nobili della corte. La diffusione dell'uso degli altari buddisti domestici tra la gente comune fu dovuta al sistema di registrazione della fede buddista cominciato all'inizio del periodo Edo. Questo sistema stabiliva che i cittadini dovevano scegliere un tempio di famiglia di cui diventare parrocchiani.

Originalmente, gli insegnamenti del Buddismo erano intesi affinché la gente mirasse all'illuminazione e "ottenesse la buddità". Durante il periodo Asuka, con l'ingresso delle nuove idee in Giappone attraverso la Via della Seta, la Cina e la Penisola coreana, il "culto antenato" del Confucianesimo fu aggiunto al Buddismo Giapponese. In somma, Ihai (tavolette commemorative buddiste) fu portato da setta di Zen in Periodo di Kamakura. Mettendolo in un reliquiario nella famiglia altari buddisti perché Ihai (tavolette commemorative buddiste) aveva generalizzato in periodo di Edo venne a tendere a si pensare che l'antenato. Comunque, la famiglia ad altari buddisti si crede originalmente che siano un luogo, dove l'immagine principale della setta è affrontata in ogni casa.

Gli altari buddisti domestici possono essere largamente divisi in altari buddisti domestici con foglie d'oro ed altari buddisti domestici in legno esotico. A partire dal periodo Heian, Kyoto, in quanto capitale, fu il centro della cultura, dell'arte e dell'industria. Inoltre a Kyoto ci sono vari templi, grandi e piccoli, che rappresentano ogni setta buddista, cosa che contribuisce a renderla il centro della cultura, dell'arte e dell'industria buddista. La categoria altare buddista domestico si riferisce agli altari prodotti a Kyoto che soddisfano standard esatti per ogni pezzo. Questi altari sono altari buddisti domestici con foglia in oro caratterizzati da una finitura in lacca e foglia d'oro. Questi altari sono prodotti usando un sistema di divisione del lavoro che consiste in artigiani che possiedono l'alta perizia e la perizia artigianale di Kyoto accumulate a partire dal periodo Heian. Anche le parti che non sembrano essere minuziosamente lavorate si caratterizzano per l'essere realizzate con la meticolosa fattura a cui gli abitanti di Kyoto sono molto affezionati. Sin dal periodo Edo, artigiani di centri di produzione di tutto il paese sono venuti a Kyoto per studiare i metodi di produzione degli altari. Dopo aver acquisito padronanza dei metodi, questi artigianti ritornavano nelle proprie aree locali e passavano le tecniche, cosa che ha fatto sì che Kyoto avesse ovunque una vasta influenza sui centri di produzione degli altari buddisti domestici laccati. Sono fatti a mano, e la loro struttura differisce a seconda della setta, in modo da creare un disegno in miniatura di ciasun tempio principale della setta. Gli altari buddisti domestici nello stile di Kyoto non possono dunque essere prodotti in serie. Gli altari buddisti domestici nello stile di Kyoto, in quanto strumenti per i riti buddisti nello stile di Kyoto ed anche oggetti dell'artigianato tradizionale designati dal Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria, sono prodotti per rispondere alle richieste di persone di tutto il paese.

Allo stesso tempo, la diffusione di altari buddisti domestici in legno esotico ha rappresentato un caso relativamente recente poiché ha avuto origine all'inizio dell'era Meiji. In particolare, questi altari hanno iniziato ad essere prodotti in serie dopo il Grande Terremoto del Kanto per rispondere alla domanda di altari buddisti domestici. Contrariamente agli altari buddisti domestici con foglia d'oro, questi altari potevano essere in qualche misura prodotti in serie a causa della loro struttura semplificata, e la loro richiesta crebbe rapidamente grazie al basso costo e ai cambiamenti negli stili di vita in Giappone. Il palissandro e l'ebano sono i materiali di costruzione più comunemente usati. Questi altari sono caratterizzati per la semplicità se paragonati agli altari buddisti domestici in lacca, perché il legno duro di alberi latifoglie utilizzato rendeva la costruzione più difficile. Recentemente, a causa delle condizioni delle case moderne, è aumentata la richiesta di altari più piccoli con un design in stile per arredi che si abbini alla pavimentazione, e che possano essere disposti in cima ad una cassettiera o ad una credenza.

Rosari

I rosari sono uno strumento rituale buddista indispensabile per il culto. Un numero definito di piccole perline con buchi vengono infilate in un laccetto per creare un cerchio. Questii rosari pendono dalle mani durante un'invocazione buddista o la recitazione di un sutra. Si crede che il Buddismo abbia adottato i rosari usati nel Bramanesimo nell'India antica. Inoltre, si credeva anche che questi rosari furono portati nell'Europa occidentale durante il periodo delle conquiste di Alessandro Magno e che divennero l'idea per il rosario cristiano.

Il numero di base delle perline è 108, e ci sono vari punti di vista secondo i quali ciò rappresenta "l'estinzione dei 108 desideri materiali" o "l'espressione dei 108 onorevoli atti pii". Lo stile dei rosari tradizionali, come la disposizione delle perline ed i fiocchi, cambia in base alle sette. Ci sono alcune sette che non richiedono che ci siano necessariamente 108 perline. Sono ampiamente usati anche i rosari semplificati, formati a mo' di un cerchio lungo abbastanza per girare intorno alle mani ed avere un fiocco. Si pensa che i rosari siano stati introdotti quando il Buddismo è arrivato in Giappone alla metà del sesto secolo. Inizialmente, si crede che i rosari avessero 108 perline con un oyadama (perlina centrale) di dimensione maggiore, tutte tenute insieme con un laccetto.

Si pensa che 108 rappresenti il numero dei desideri materiali dell'uomo. Il concetto dei desideri materiali è una dottrina del buddismo. I desideri materiali indicano le emozioni che confondono e disturbano la mente ed il corpo. Queste emozioni ostacolano il raggiungimento dell'illuminazione spirituale da parte delle persone. Si crede che il ruolo dei rosari sia di esorcizzare questi desideri materiali. Questa pratica ha lo stesso significato del pregare giornalmente davanti ad un altare buddista domestico Tuttavia, a seconda della setta, i rosari non sono sempre usati in questo modo. Il cristallo ed il frutto dell'albero di tilia sono famosi come materiali per produrre le perline dei rosari. Tuttavia, dire che l'efficacia dei rosari dipenda dai materiali utilizzati è essa stessa un'espressione dei desideri materiali. Le perline possono essere usate come rosari se hanno fori di un formato tale da permettano ad un laccetto di attraversarli e se le perline sono resistenti e durature.

Le 108 perline che sono standard sui rosari sono denominati omodama (perline principali). Ci sono due perline denominate oyadama (perline centrali) che sono di una o due misure più grandi dell'omodama (perline principali) a secondo della setta, e ci sono quattro perline denominate shiten o shibosatsu (quattro bodhisattva) che sono di una misura più piccole dell'omodama (grani principali). Per creare un anello di rosario, si dispongono 33 omodama (perline principali) prima di posizionare un oyadama (perlina centrale). Quindi si dispongono 14 omodama (perline principali) prima di posizionare uno shiten. Si posizionano quindi ancora sette omodama (perline principali) prima di posizionare un oyadama (perlina centrale). Successivamente, si posizionano ancora 7 omodama (perline principali) prima di posizionare uno shiten. Ancora, quatttordici omodama (perline principali) sono quindi disposte prima di posizionare uno shiten e a questo punto 33 omodama (perline principali) sono messe insieme per arrivare al primo oyadama (perlina centrale). Queste perline sono collegate e legate con un laccetto. A questo punto viene fissata ad un odayama (perlina centrale) una parte per il fiocco. Questo anello per i rosari è lo stesso per molte sette. La posizione del fiocco pendente esprime la differenza tra le sette.

Incenso

L'incenso è arrivato in Giappone con l'introduzione del Buddismo. Originario dell'India, in Cina si è sviluppato come medicina. In Giappone l'incenso è arrivato come qualcosa da apprezzare "ascoltando" (non semplicemente odorando) il suo profumo, e ciò ha innescato lo sviluppo del godimento dell'incenso. Il godimento dell'incenso si è sviluppato come ricerca artistica e terapeutica, e l'alto grado di sofisticazione artistica che si vede nel godimento dell'incenso, che si trova anche nella cerimonia del tè e nella disposizione dei fiori, è qualcosa di unicamente giapponese.

Si crede che l'uso dell'incenso sia stato portato in Giappone con il Buddismo. Si pensa che la fragranza dell'incenso pulisca il corpo e la mente, purifiche l'area davanti ad un altare buddista e scacci la sfortuna. Inoltre, poiché la fragranza dell'incenso si diffonde liberamente, si dice che sia come la compassione del Buddha che viene trasmessa a tutti senza distinzione. Godere della fragranza dell'incenso fuori dal contesto di un'offerta buddista è definito "soradaki" (profumare un'area). La fragranza del legno aromatico ha un effetto calmante, per questo il benefico effetto dell'incenso sulla salute della mente e del corpo è largamente usato anche in modo scientifico come nell'aromaterapia e nell'aromacologia. E' stato dimostrato da esperimenti che la fragranza dell'aloe aumenta le onde alfa nel cervello.

Ci sono varietà di incenso come il kizami, il sasade e lo tsume, in cui si usa lo stesso legno aromatico, e ci sono tipi come i bastoncini di incenso, le spirali di incenso ed i coni di incenso, in cui sono combinati più legni aromatici. Ci sono inoltre vari generi di incenso per usi specifici differenti, quali i bastoncini di incenso che servono principalmente da offerta nei templi buddisti e l'incenso per creare un profumo per le stanze in stile giapponese quando un ospite viene in visita. Inoltre, come con la cerimonia del tè e con la disposizione dei fiori, c'è un'arte del godimento dell'incenso. C'è un modo prestabilito di "ascoltare" (non si usa "odorare") ed apprezzare la fragranza dell'incenso. I bastoncini, i coni e le spirali di incenso posso essere accesi direttamente per goderne la fragranza. Con questi tipi, la zona sottostante la porzione che brucia è riscaldata dalla fiamma ed emana anche una piacevole fragranza. Nel cercare un profumo piacevole bisogna prestare attenzione a non respirare direttamente nel fumo.

La storia dell'incenso in Giappone è iniziata nell'aprile dell'anno 595 quando un pezzo di legno di aloe è andato alla deriva ad Awajishima. Per questa ragione, e poiché i caratteri cinesi per diciotto assomigliano agli elementi separati del carattere cinese per incenso, il 18 aprile è consideratoin Giappone il "Giorno dell'incenso".

Carta assorbente per il viso

L'ampio uso di carta assorbente per il viso è iniziato nel periodo Edo. La carta assorbente per il viso trae origine dalla carta prodotta nel processo di produzione della foglia in oro. Quando si produce una foglia in oro, si dispone un pezzo di oro tra due parti di carta giapponese, ciascuna della dimensione di 18 metri quadrati. L'intera zona è quindi colpita con un martello o altro utensile per applicare pressione e stirare l'oro per produrre la foglia in oro. Le parti riutilizzate di questa carta giapponese sono diventate la carta assorbente per il viso.

A Kyoto, questi pezzi di carta erano articoli di livello professionale frequentemente usati dagli attori sulle scene dei film per far durare più a lungo il trucco. L'uso si è poi diffuso alle gesiha e alle maiko (apprendista geisha) a Gion ed oggi queste carte sono prodotti comuni venduti nei grandi magazzini. La carta assorbente per il viso è anche denominata furoyagami, kishi e ukonshi, ed ha iniziato ad essere usata ampiamente a partire dal periodo Edo. Nei vecchi libri questa carta è chiamata furoyagami (furo significa bagno e gami significa carta) perché era usata per rimuovere l'olio dal viso e far sentire la pelle come se si fosse appena usciti da un bagno caldo.

La carta assorbente per il viso trae origine dalla carta prodotta nel processo di produzione della foglia in oro. Quando si produce una foglia in oro, si dispone un pezzo di oro tra due parti di carta giapponese, ciascuna della dimensione di 18 metri quadrati. L'intera zona è quindi colpita con un martello o altro utensile per applicare pressione e stirare l'oro per produrre la foglia in oro. Le parti riutilizzate di questa carta giapponese sono diventate la carta assorbente per il viso. Dal periodo Edo fino ad oggi, la foglia d'oro è stata prodotta principalmente nei dintorni di Kanazawa e nella Prefettura di Ishikawa.

Si dice che la divulgazione della carta assorbente per il viso iniziò con il suo utilizzo sulle scene dei film. Kyoto ha prosperato come centro di produzione di film dal primo momento in cui i film cominciarono ad essere prodotti in Giappone. Nei primi giorni della produzione cinematografica la quantità di luce durante la ripresa in uno studio creava molto calore e questo generava la comparsa dell'olio sui volti degli attori dopo che era stato già applicato il trucco. La carta assorbente per il viso era usata per far durare il trucco più a lungo e divenne un articolo essenziale ed usato frequentemente. La dimensione della carta originale era quattro volte la dimensione della carta assorbente per il viso odiernai. Queste carte erano per uso professionale. L'utilizzo si diffuse poi alle geishe e alle maiko (apprendiste geishe) di Gion e queste carte divennero popolari tra le donne. Successivamente divenne comune l'attuale dimensione di nove centimetri quadrati come dimensione conveniente per il trasporto. Queste carte sono ora un prodotto comune venduto nei negozi.

Uno dei fattori all'origine della diffusione della carta assorbente per il viso è l'enfasi che la gente, nei tempi moderni, pone sulla pulizia . La carte assorbenti per il viso sono generalmente usate dalle donne per riapplicare il trucco. Le donne utilizzano il fondo tinta come coprente per il viso per dare un bell'aspetto ai propri volti. Ciò è simile a mettere le calze sulle gambe nude. Tuttavia, col passare del tempo, sulla superficie della pelle comincia a comparire l'olio. La carta assorbente per il viso è utilizzata per rimuovere dalla faccia l'olio in eccesso. Quando si pone morbidamente la carta sulla pelle, l'olio è assorbito dalla carta. La carta assorbente per il viso fatta con la carta giapponese martellata è ideale per questo. Inoltre, utilizzando diligentemente la carta assorbente per il viso si può anche prevenire che l'olio aderisca alle spugne usate per stendere il fondo tinta. Di recente, i ragazzi che non amano la sensazione di avere un viso grasso sono diventati utilizzatori entusiasti e frequenti di carta assorbente per il viso.

Dolci giapponesi freschi nello stile di Kyoto

I dolci freschi giapponesi nello stile di Kyoto sono dolci fatti a mano che utilizzano vari ingredienti, così come colori e forme per evocare le scene delle quattri stagioni e della bellezza naturale giapponesi. I nomi dei dolci sono pensati per ricordare la storia giapponese e le collezioni di poesia come la collezione dei tanka del Manyoshu ed il Racconto di Genji. Le materie prime principali sono farina di riso e vari tipi di fagioli azuki come il dainagon di Tanba (fagioli di soia di prima scelta di Tanba), fagioli azuki hokkai e fagioli azuki bianchi di tipo Bitchu. Si utilizzano uruchi-mai (riso bianco giapponese) in polvere e riso glutinoso. Il nome del riso ed il modo in cui è utilizzato dipendono dalla finezza della polvere. Sono inoltre usati come materie prime, farina, arrow-root in polvere e zucchero. Gli zuccheri, come lo zucchero bianco, lo zucchero in polvere, lo zucchero granulato e lo zucchero scuro sono tutti usati separatamente per scopi particolari.

C'è anche un ingrediente unico denominato zucchero raffinato wasanbon, che è un antico zucchero giapponese. L'impasto è fatto mescolando questi ingredenti, la pasta di fagioli è preparata a parte. Dopo aver unitol'impasto con la pasta di fagioli, si creano diverse figure per evocare la stagione in corso. L'impasto può cambiare in ragione dei rapporti dei diversi ingredienti. Comunque l'impasto di fagioli è di base fatto pasta di fagioli azuki che può essere o una pasta di fagioli con fagioli interi o pasta di fagioli pestati.

Quando si creano figure stagionali, la fioritura dei susini, la fioritura dei ciliegi, le foglie di acero verde e le foglie di acero rosso, sono create tutte con gli stessi ingredienti. Ad esempio per la fioritura dei ciliegi, in alcuni casi si fa un dolce con la forma dell'intero fiore, in altri con la forma di un sol petalo. In più un color pesca può essere mescolato nella pasta nera o bianca in tinta unita per creare un colore che evochi la fioritura dei ciliegi. Quindi, i dolci possono avere sia forme concrete che astratte. Attraverso il nome del dolce si crea una forte immagine del dolce stesso. Prendere la stessa pasta e creare varie forme per esprimere apprezzamento delle stagioni fa parte della cultura giapponese. Molti stranieri possono essere perplessi dal perché dolci diversi hanno lo stesso gusto sebbene i colori e le forme siano differenti.

ryokan (locanda in stile giapponese)

Il termine ryokan (locanda in stile giapponese) si riferisce a luoghi che da molto tempo rispondono alle necessità di alloggio dei viaggiatori giapponesi.

Le ryokan (locande in stile giapponese) sono essenzialmente strutture alberghiere uniche in stile giapponese. Attualmente sono popolari tra i giapponesi che desiderano stare in un luogo in cui possono sperimentare l'architettura giapponese unica e le abitudini del passato, ma sono popolari anche tra i visitatori stranieri.

Le sale principali per gli ospiti sono stanze di tatami in stile giapponese. Le sale per gli ospiti ospitano generalmente da 2 a 5 persone. In qualche ryokan (locanda in stile giapponese) una donna denominata okani gestisce la locanda ed una denominata nakai (cameriera) si occupa dei bisogni degli ospiti nel caloroso spirito dell'omotenashi (ospitalità). Le ryokan (locande in stile giapponese) sono recentemente diventate molto popolari tra gli stranieri per l'opportunità che danno alle persone di sperimentare la cultura tradizionale regionale come l'abbigliamento e il cibo giapponese e le stanze in stile giapponese che non si possono trovare in un hotel occidentale. Nella maggior parte dei casi le ryokan (locande in stile giapponese) hanno il bagno in comune, ed alcune non hanno il bagno nelle stanze. Inoltre, ci sono molte locande in stile giapponese che hanno bagni termali.

I pasti sono caratterizzati da una quantità varia ed abbondante di cibo e metodi di cottura regionali, con molti piatti di frutti di mare. Tuttavia, le ryokan (locande in stile giapponese) nelle regioni montuose offrono anche piatti a base di carne. Mangiare nella sala per gli ospiti è comune, ma recentemente molte strutture hanno aree separate per dormire e cenare, in cui gli ospiti mangiano in una zona separata dalle stanze. Inoltre, molte locande hanno stanze da banchetto in stile giapponese per gruppi turistici. In ogni stanza viene preparato uno yukata (kimono leggero) comunemente indossato per camminare nella città termale e all'interno del ryokan (locanda in stile giapponese). Il costo della stanza include la cena e la prima colazione, secondo il comune piano una notte/due pasti.

Yatsuhashi (dolce di Kyoto)

Yatsuhashi (dolce di Kyoto) sono dolci da Kyoto nato nel Periodo Edo.

Kengyo Yatsuhashi era il maggior maestro di musica koto (strumento tipo zither) nel primo periodo Edo, ed ha lasciato molte musica famose come "Rokudan-no-shirabe". È considerato il fondatore della musica koto (strumento tipo zither) moderna. Dopo la sua morte fu seppellito nel Tempio Joko-in in Kurodani (Tempio Yatsuhashi) e la gente andava a visitare continuamente la sua tomba. Per questa ragione, quattro anni dopo la morte di Kengyo Yatsuhashi durante l'anno 2 dell'era di Genroku (1689), si diede il nome di "yatsuhashi" (dolce di Kyoto) ad un dolce secco a forma di koto (strumento tipo zither) che si iniziò a vendere nella zona del Kurodani Sando (strada di accesso) al Tempio Shogo-in. E circa 320 anni più tardi, lo yatsuhashi (dolce di Kyoto) continua ad essere amato ancora oggi.

Gli yatsuhashi (dolci di Kyoto) sono dolci che combinano la farina di riso e lo zucchero con la cannella, aggiunta per dare fragranza. Lo yatsuhashi (dolce di Kyoto) che viene più frequentemente in mente quando se ne menziona il nome, è un dolce giapponese fresco in cui la pasta di fagioli è unita ai fagioli interi all'interno di uno yatsuhashi (dolce di Kyoto) non cotto. Questi dolci furono inventati nell'anno 35 del periodo Showa (1960) nel giorno precedente al Festival Gion, nella cerimonia del tè Omotesenke che si tiene ogni anno al Gion Ichiriki-tei. Il nome "mikimochi" fu dato dal maestro Sokuchusai al dolce giapponese in cui la pasta di fagioli pestati è inserita all'interno di uno yatsuhashi (dolce di Kyoto) non cotto, popolare tra i clienti. Questo "mikimochi" fu l'origine del dolce e si trasformò successivamente in un prodotto commerciale.

yatsuhashi (dolce di Kyoto) Present-day sono ripieni di pasta di fagioli di stagione o di pasta di fagioli di sesamo nero e ci sono molte altre varianti. Yatsuhashi(dolce di Kyoto) sono anche dolci tipici come regalo di visite turistiche di Kyoto.

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